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15 dicembre 2017

Fiaba : Il monte degli elfi

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Vispe lucertole correvano tra le fenditure di un vecchio albero e si comprendevano bene tra loro, poiché parlavano tutte la lingua delle lucertole. “Accidenti! Che brontolio proviene dal vecchio monte degli elfi!” esclamò una lucertola. “Con questo rumore non ho chiuso occhio per ben due notti; era proprio come se avessi avuto il mal di denti, perché anche in quel caso non dormo!” “Sta succedendo qualcosa là dentro!” aggiunse un’altra lucertola. “Il monte si solleva restando appoggiato su quattro paletti rossi fino al canto del gallo, così si cambia l’aria, e le ragazze degli elfi hanno imparato a battere la cadenza con i ben cadenzati piedi in nuove danze. Sta succedendo qualcosa!” “È vero! ho parlato con un lombrico che conosco” disse una terza lucertola “era appena arrivato dal monte, dove per molti giorni e notti aveva scavato nella terra. Lì aveva sentito parecchie cose; quel povero animale non ci vede, ma può strisciare e ascoltare. Aspettano ospiti al monte degli elfi, ospiti distinti, ma il lombrico non vuole dire chi aspettano, o forse non lo sa nemmeno! Tutti i fuochi fatui sono stati chiamati per fare una fiaccolata, come la chiamano loro, e come brillano l’oro e l’argento! Ce n’è parecchio nel monte e è stato esposto al chiaro di luna.” “Chissà chi saranno gli ospiti?” si chiesero le lucertole. “Che cosa stanno preparando? Sentite che rumori! E che ronzio!” In quel mentre il monte degli elfi si aprì e un’anziana donna degli elfi, senza schiena, ma altrimenti molto ben vestita, ne uscì sgambettando. Era la vecchia governante del re degli elfi, una sua lontana parente, e aveva un cuore di ambra sulla fronte. Le sue gambe si muovevano eleganti, tip, tip! accidenti come sapeva sgambettare! E arrivò fino alla palude dal nottolone. “Lei è invitato al monte degli elfi per questa notte” gli disse “ma prima ci deve fare un grosso favore, deve preoccuparsi lei degli inviti. Deve pur fare qualche servizio, dato che non ha una casa sua! Verranno ospiti molto distinti, troll molto importanti, e per questo il vecchio re degli elfi vuole essere presente alla festa!” “Chi bisogna invitare?” chiese il nottolone. “Ecco, al grande ballo può venire chiunque, persino gli uomini se sanno parlare nel sonno o fare qualcosa che rientra nel nostro genere. Ma per il primo banchetto c’è una rigida selezione, ci saranno solo i più distinti. Ho discusso col re degli elfi perché lo non volevo che venissero gli spettri. Il tritone e le sue figlie devono essere invitati per primi; non amano molto trovarsi all’asciutto, ma avranno certamente almeno una pietra bagnata su cui stare, o addirittura qualcosa di meglio. Così credo che questa volta non diranno di no. Devono anche esserci tutti i vecchi troll di prima classe con la coda, lo spirito del fiume e i folletti, e poi credo che non dovremo dimenticare la scrofa della tomba, il cavallo degli Inferi e l’orrore della cattedrale. È vero che fanno parte del clero e non hanno nulla in comune con la nostra gente, ma d’altro canto è il loro mestiere e poi sono quasi parenti e ci fanno spesso visita!” “Bra!” esclamò il nottolone e se ne volò via per portare gli inviti. Le ragazze degli elfi già ballavano sul monte, e ballavano con lunghi scialli tessuti di nebbia e chiaro di luna: erano molto graziose, per chi ama quel genere di bellezza. Al centro del monte c’era una grande sala pulita con molta cura; il pavimento era stato lavato con il chiaro di luna e le pareti erano state lucidate con grasso di strega, così ora brillavano alla luce come petali di tulipani. La cucina era zeppa di rane allo spiedo, pelli di serpi ripiene di dita di bimbi, insalata di semi di fungo, musi umidi di topo, e cicuta; c’era la birra della donna della palude e il vino di salnitro brillante della cantina delle tombe. Tutto era di sostanza; chiodi arrugginiti e frammenti dei vetri della chiesa erano i confetti. Il vecchio re degli elfi fece lucidare la corona d’oro con il gesso in polvere; era il gesso del primo della classe e era stato difficile trovarlo, persino per il re! Nella camera da letto c’erano le tende alzate, fissate con saliva di serpe. C’era proprio un bel baccano! “Adesso bisogna bruciare i crini di cavallo e le setole di maiale, poi credo di aver terminato il mio compito” esclamò la governante. “Caro padre” chiese la figlia minore “posso sapere finalmente chi sono gli ospiti di riguardo?” “Certo!” rispose il re.”Ora te lo dico. Due delle mie figlie devono tenersi pronte a sposarsi: ne darò certo via due in sposa! Il vecchio troll della Norvegia, che abita sull’antica montagna di Dovre e possiede molti castelli di scoglio costruiti su massi enormi e una miniera d’oro che vale più di quanto si creda, viene quaggiù con i suoi due figli, che devono trovar moglie. Il vecchio troll è proprio un vero norvegese, onesto e distinto, allegro e semplice; lo conosco dai tempi in cui brindammo alla nostra amicizia. Era venuto allora a cercar moglie, ora è morta, era la figlia del re della scogliera di Møen. S’è preso una moglie di creta, come si usa dire! Oh, che voglia di rivedere il vecchio troll norvegese! Si dice che i figli siano maleducati e presuntuosi, ma può darsi che non sia vero, o che migliorino col tempo. Vediamo se li saprete sistemare voi!” “Quando arrivano?” chiese una figlia. “Dipende dal tempo e dal vento” rispose il re degli elfi. “Viaggiano in economia. Verranno con la prima nave che passa. Io volevo che passassero dalla Svezia, ma il vecchio non si fida. Non è al passo coi tempi, e questo non mi piace molto!” In quel mentre giunsero saltellando due fuochi fatui, ma uno era più veloce e arrivò prima. “Arrivano! Arrivano!” gridarono. “Datemi la corona e mettetemi al chiaro di luna!” disse il re degli elfi. Le figlie sollevarono i lunghi scialli e si chinarono fino a terra. Apparve il vecchio troll di Dovre, con una corona di getti di ghiaccio indurito e pigne d’abete lucidate, una pelliccia d’orso e un bel paio di stivali; i figli invece erano senza colletto né bretelle perché volevano apparire più moderni. “Questa sarebbe una montagna?” chiese il più giovane indicando il monte degli elfi. “In Norvegia la chiameremmo una caverna!” “Giovanotti!” commentò il vecchio “la caverna va in dentro il monte va in fuori. Non avete gli occhi?” L’unica cosa che li sorprendeva in quel luogo, osservarono era il fatto di capire la lingua senza difficoltà.

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