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30 maggio 2017

Fiaba : L’ acciarino magico

L'acciarino magico

Ùn-due, ùn-due! Un soldato veniva avanti marciando per la strada principale. Con lo zaino sulle spalle e la sciabola al fianco, perché era stato alla guerra, e adesso tornava a casa. Sulla strada s’imbatté in una vecchia strega: era davvero orribile, col labbro che le scendeva fino al petto! “Buonasera, bel soldatino!” disse, “che bella sciabola che hai, che grande zaino! Sei davvero un bel soldatino! Ora sì che potrai avere tutti i soldi che vuoi.”

“Grazie tante, vecchia strega!” rispose il soldato.

“Vedi lì quel grosso albero?” la vecchia gliene indicò uno che si ergeva di fianco a loro. “Dentro è tutto cavo. Se ti arrampichi fin sulla cima troverai un buco; nel quale puoi farti scivolare fino in fondo; io ti legherò una corda intorno alla vita per poterti tirare su, quando mi richiamerai.”

“Ma cosa devo fare dentro quell’albero?” chiese il soldato.

“Prendere il denaro!” rispose lei. “Quando arriverai in fondo all’albero cavo, sappi che ti troverai in un gran corridoio illuminato da più di cento lampade. Vedrai tre porte, e le potrai aprire, perché le chiavi sono nella toppa. Se entri nella prima stanza vedrai in mezzo al pavimento una grande cassa. Sopra c’è seduto un cane: i suoi occhi sono grandi come tazze da tè, ma non farci caso. Ti darò il mio grembiule a quadretti bianchi e celesti da stendere sopra il pavimento. Tu va verso il cane, acchiappalo, mettilo sul grembiule steso, apri la cassa e prendi tutti i soldi che vuoi. Sono tutti di rame, ma se li vuoi d’argento non hai che d’andare nella seconda stanza. Lì c’è un cane dagli occhi grandi come macine da mulino, ma non farci caso, mettilo sul mio grembiule steso, e prendi tutto quello che vuoi! Se invece preferisci dell’oro, nella terza stanza puoi prendere tutto quello che riesci a portare. Il cane che sta accovacciato sulla cassa delle monete d’oro ha due occhi grandi come la Grande Torre di Copenaghen: quello sì che è un cane, credi a me! Ma non farci troppo caso: mettilo sul mio grembiule e non ti farà niente, e prendi pure dalla cassa tutto l’oro che vuoi.”

“Mica male,” disse il soldato, “ma io che dovrei darti, vecchia strega? Perché pure qualcosa per te, non è vero?”

“Non voglio niente,” rispose la strega, “neanche un soldo! La sola cosa che devi prendere per me è un vecchio acciarino che mia nonna ha lasciato la sotto l’ultima volta che è scesa.”

“Va bene,” disse il soldato, “allora legami con la corda.”

“Eccola qui,” disse la vecchia. “Ed ecco il mio grembiule a quadretti bianchi e turchini.”

Il soldato allora si arrampicò sull’albero e si lasciò cadere nel tronco cavo: proprio come la strega aveva detto, li sotto c’era un grande corridoio, illuminato da centinaia e centinaia di lampade.

Quando aprì la prima porta, mamma mia! C’era proprio un cane con gli occhi grandi come tazze di tè, che lo fissava severo.

“Sei proprio un bel tipo!” gli disse il soldato. Lo mise nel grembiule della strega e afferrò tutti i soldi di rame che poteva mettere in tasca; poi chiuse la cassa, ci rimise su il cane, ed entrò nella seconda stanza. Accidenti! Là c’era un cane con gli occhi grandi come macine di un mulino.

“Non guardarmi tanto, che ti si rovina la vista,” gli disse il soldato. Mise il cane sul grembiule della strega, e quando vide tutti quei soldi d’argento, buttò via tutti quelli di rame che aveva e si riempì le tasche e lo zaino solo di argento. Poi arrivò alla terza stanza. Che orrore! Il terzo cane aveva davvero due occhi grandi come la Grande Torre di Copenaghen, e li faceva girare come due ruote!

“Buona sera,” disse il soldato, e si levò il berretto, dato che in tutta la sua vita non aveva mai visto un cane del genere; ma dopo un po’ pensò che poteva bastare, lo mise sul pavimento, aprì la cassa e… Dio mio, quanto oro! Poteva comprarci tutta Copenaghen, tutti i maialini di zucchero delle venditrici di dolciumi ambulanti, tutti i soldatini di piombo, tutti i cavalli a dondolo del mondo! Lì sì che ce n’erano di quattrini! Gettò tutto l’argento che aveva nelle tasche e nello zaino, e al suo posto prese l’oro, e se ne riempì le tasche, lo zaino, il berretto e gli stivali, tanto che riusciva appena a camminare. Ora sì che era ricco! Rimesso il cane sul cassone, rinchiuse la porta e gridò, attraverso il tronco cavo: “Tirami su, vecchia strega!”

“E l’acciarino, ce l’hai?” chiese quella.

“Già, è vero, me l’ero totalmente dimenticato!” e andò a prenderlo. Allora la strega lo tirò su, e lui si trovò di nuovo sulla strada principale, con tasche, stivali, zaino e berretto pieni di denari.

“Cosa te ne fai dell’acciarino?” chiese il soldato.

“Sono fatti miei,” rispose la strega, “tu hai avuto l’oro! Io voglio soltanto l’acciarino!”

“Poche storie,” disse il soldato, dimmi subito cosa ci vuoi fare, o con la mi asciabola ti taglio la testa!”

“No!” gridò la strega.

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