Crea sito
30 maggio 2017

Fiaba : L’ acciarino magico

Ma la regina era una donna molto furba, che non era capace soltanto di andare in carrozza, ma anche di tante altre cose. Con le sue grandi forbici d’oro, tagliò un grosso pezzo di seta e lo ricucì assieme, in modo sa formare un grazioso fagotto; lo riempì poi di granturco tritato, lo legò alla schiena della figlia, e quando ebbe finito fece un buchetto in fondo al fagotto, in modo che il granturco cadendo si spargesse sulla strada percorsa dalla principessa.

Quella notte il cane tornò a prendersi la fanciulla sulla groppa, per portarla dal soldato, che le voleva tanto bene, e che avrebbe desiderato essere un principe, per poterla sposare.

Il cane non si accorse del granturco sparso dal palazzo fin sotto la finestra del soldato, e si arrampicò su per il muro insieme alla principessa. La mattina dopo il re e la regina videro così dov’era stata la loro figlia: allora presero il soldato e lo misero in prigione.

Com’era buio e noioso, nella prigione! Poi gli dissero: “Domani t’impiccheremo!” e queste non sono cose che si sentano dire volentieri.” In più, aveva dimenticato l’acciarino alla locanda. La mattina dopo, attraverso le sbarre di ferro della piccola finestra, poté vedere la gente che correva fuori dalla città per andare a vedere la sua impiccagione. Sentiva i tamburi suonare, e vedeva i soldati marciare. Correvano fuori della città proprio tutti; c’era tra gli altri anche un apprendista calzolaio, in grembiule di cuoio e pantofole, e correva così forte che una ciabatta gli sfuggì, e andò a sbattere proprio contro il muro dove il soldato stava affacciato contro le sbarre di ferro.

“Ehilà, ragazzo, che bisogno c’è di tanta furia?” gli gridò il soldato. “Tanto prima che arrivi io non succederà niente: se piuttosto vuoi fare una corsa dove abitavo prima e portarmi il mio vecchio acciarino, ti darò quattro soldi. Ma devi sbrigarti!” I quattro soldi non dispiacevano al ragazzo, che corse a prendere l’acciarino, lo allungò al soldato e… state un po’ a sentire quello che accadde ora.

Fuori dalla porta della città avevano drizzato una grande forca; intorno c’erano soldati, e centinaia di migliaia di persone. Il re e la regina sedevano su un magnifico trono, proprio di fronte al giudice e a tutto il Consiglio.

Il soldato era già in cima alla scaletta, e stavano per mettergli la corda al collo, quando egli disse che era tradizione esaudire l’ultimo desiderio del condannato, prima dell’esecuzione. A lui sarebbe piaciuto tanto tirare un’ultima boccata dalla sua pipa: l’ultima prima di andare all’altro mondo.

Questo il re non poteva proprio negarglielo: e allora il soldato prese il suo acciarino, lo sbatté per accendere il fuoco, una, due, tre volte! Ed ecco che tutti e tre i grossi cani saltarono fuori: quello con gli occhi grandi come due tazze di tè, quello con occhi grandi come macine da mulino, e quello con gli occhi grandi come la Grande Torre di Copenhagen!

“Aiutatemi adesso, fate in modo che non mi impicchino!” chiese il soldato, e allora i cani si gettarono sui giudici e su tutto il Consiglio, presero l’uno per le gambe, l’altro per il naso, e li gettarono in aria così in alto che ricadendo si ruppero in tantissimi pezzi.

“Io no!” gridò il re, ma il cane più grosso di tutti afferrò anche lui e la regina, e li gettò dietro a tutti gli altri. Allora i soldati si spaventarono, e tutta la gente si mise a urlare: “Caro soldatino, sii tu il nostro re, e ti daremo in sposa la nostra bella principessa!”

Misero il soldato nella carrozza reale, e tutti e tre i cani lo precedettero danzando e gridando evviva; i ragazzi fischiavano con le dita nella bocca, e i soldati facevano il presentat’arm. La principessa uscì dal castello di rame e divenne regina, cosa che le fece molto piacere. Le nozze durarono otto giorni, e i cani sedettero a tavola con gli altri, spalancando tanto d’occhi.

Pagine 1 2 3



Commenti

Attualmente non ci sono commenti, puoi essere il primo compilando il modulo sottostante.

Scrivi La Tua Opinione

*