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27 marzo 2017

La fiaba : Il brutto anatroccolo

fiaba il brutto anatroccolo

Che bellezza, fuori, in campagna! Piena estate: il grano tutto giallo come l’oro, l’avena verde; il fieno ammucchiato già nei prati, e la cicogna dalle lunghe gambe rosse che gli passeggia attorno, chiacchierando in Egiziano… — perchè l’Egiziano è la lingua che le ha insegnato mamma Cicogna. — Di là dai campi e dai prati, ecco i boschi folti e neri; e in mezzo ai boschi, i bei laghi azzurri e profondi. Oh, fuori, in campagna, è una vera bellezza!

Sotto al sole caldo, c’era una volta un vecchio castello, circondato da profondi fossati; e dal muro di cinta giù giù sino all’acqua crescevano alte le bardane, così alte e folte, che un bambino sarebbe potuto star ritto sotto alle foglie più grandi. Pareva d’essere nel cuore della foresta, là sotto. E là appunto stava un’anatra, nel nido, a covare i suoi piccoli; ma era già quasi annoiata, perchè la faccenda durava da un pezzo, e ben di rado le capitava qualche visita. Le altre anatre preferivano sguazzare lietamente nei fossati, anzi che andarla a trovare e starsene sotto le bardane a chiacchierare con lei.

Finalmente, un uuovo si aprì, e poi un altro, e poi un altro:

«Pip, Pip!» — fecero; e tutti gli anatroccoli, belli e vivi, misero fuori il capo.

«Qua, qua!» — fece la mamma. — «Qua qua!» — risposero i piccoli, e scapparono fuori con tutte le forze loro, e cominciarono a guardarsi attorno, tra le foglie verdi; e la mamma li lasciò guardare quanto volevano, perchè il verde fa bene agli occhi.

«Com’è grande il mondo!» — esclamarono gli anatroccoli. Infatti, ora avevano molto più spazio di quando stavano chiusi nell’uuovo.

«Credete che il mondo sia tutto qui ?» — disse la madre: «Il mondo è ben più grande: arriva, dall’altra parte del giardino, sino al podere del parroco; là, io non ci sono ancora mai stata… Ci siete tutti? tutti uniti, per benino?» — e fece per alzarsi: «No non siete tutti: l’uuovo più grosso è sempre qui. Quanto ci vorrà ancora? Davvero che questa volta ne ho quasi abbastanza!» — E si rimise a covare.

«Dunque, come va?» domandò una vecchia anatra venuta a farle visita.

«Va, che va per le lunghe con uno di questi uovi!» — disse l’anatra che covava: «Non ci si scorge ancora nemmeno una crepa. Ma bisogna tu veda gli altri. Sono i più bei anatroccoli ch’io abbia mai visto. Tutti il loro padre, quel mariuolo, che nemmeno è venuto una volta a trovarmi!»

«Lasciami vedere quest’uuovo che non vuole scoppiare,» — replicò l’altra. «Bada a me, sarà uuovo di tacchina. È toccata a me pure una volta, e ti so dire che ho avuto il mio bel da fare con quei piccoli: avevano una paura dell’acqua… Per quanto chiamassi e sbattessi le ali, non ne venivo a capo. Fammi vedere. Sì, sì, è un uuovo di tacchina. E tu lascialo fare, e insegna piuttosto a nuotare agli altri piccini.»

«Oramai ci starò un altro poco,» — rispose la mamma. «Ci sono stata tanto, che poco più, poco meno…»

«Bontà tua!» — fece la vecchia; e se ne andò.

Finalmente, l’uuovo grosso si aprì. «Pip, pip!» — disse il figliuolo, e scappò fuori. Era grande grande e bruttissimo. L’anatra lo guardò bene. «È terribilmente grosso,» — disse: «Nessuno degli altri è così: fosse mai davvero un piccolo tacchino ? Si fa presto a vedere. Ma nell’acqua ha da andare, dovessi buttarcelo dentro io, dovessi!»

Il giorno dopo, il tempo era magnifico: il sole splendeva caldo tra il verde. Mamma anatra fece la sua comparsa al fossato con tutta la famiglia e saltò nell’acqua. «Qua, qua!» — chiamò; e l’uno dopo l’altro gli anatroccoli saltarono dentro. L’acqua si richiuse sul loro capo, ma ben presto tornarono a galla, e si misero a nuotare: le gambe si movevano da sè, e tutti andavano benone: anche il brutto anatroccolo grigio nuotava con gli altri.

«No, non è un tacchino,» — disse la mamma. «Vedete come sa adoprar bene le gambe, come fila diritto! Quello è figlio mio. In fondo, non è poi brutto, a guardarlo bene. !» — fece poi: «Venite ora, e imparerete a conoscere il mondo. Vi presenterò alla corte; ma statemi sempre vicini, per non farvi schiacciare, e guardatevi dal gatto!»

E così vennero nel cortile delle anatre. C’era un chiasso tremendo perchè due famiglie si disputavano una testa di anguilla, la quale poi toccò al gatto.

«Vedete? così va il mondo,» — disse mamma anatra, e si leccò il becco, perchè anche a lei sarebbe piaciuta la testa d’anguilla. «Ed ora, via sulle vostre gambe!» — disse: «Cercate di andare avanti, e chinate il collo dinanzi a quella vecchia anatra laggiù. È il personaggio più ragguardevole della corte. Ha sangue spagnolo nelle vene. Vedete? porta un nastrino rosso alla zampa; e quello è il più grande sfarzo, la maggiore onorificenza che possa toccare ad un’anatra. Significa che non la si vuol perdere, e che bestie ed uomini debbono riconoscerla. Via, non tenete le zampe all’indentro! Un anatroccolo per bene porta le zampe all’infuori, come il babbo e la mamma. Così, vedete? Chinate il collo, e fate: qua, qua!»

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