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22 giugno 2017

La fiaba : L’ uccello d’ oro

fiaba l uccello d oro

C’era una volta un re che aveva un parco nel quale si trovava un albero che aveva delle mele d’oro. Quando le mele furono mature, non fece in tempo a trascorrere la notte e già ne mancava una, sicché‚ il re andò in collera e ordinò al giardiniere di vegliare ogni notte sotto l’albero. Il giardiniere lasciò di guardia il figlio maggiore, ma questi a mezzanotte si addormentò e il giorno dopo mancava un’altra mela. La notte seguente dovette vegliare il secondo, ma a mezzanotte anch’egli di addormentò e al mattino mancava una mela. Ora era la volta del terzo figlio, e il giardiniere non ne era gran che soddisfatto, ma poi si convinse e gli permise di fare la guardia. Il giovane si distese sotto l’albero e vegliò, vegliò. Allo scoccare della mezzanotte, udì nell’aria un frullar d’ali e vide un uccello d’oro giungere in volo. Mentre l’uccello stava staccando con il becco una mela dall’albero, il figlio del giardiniere rapidamente gli tirò una freccia. La freccia non gli fece nulla e l’uccello fuggì, lasciando tuttavia cadere a terra una delle sue piume d’oro. Il giovane la raccolse e il mattino dopo la portò al re che riunì subito il consiglio. Tutti dichiararono, unanimi, che una piuma come quella valeva più di tutto il regno. Allora il re disse: -Non me ne faccio nulla di una sola piuma: voglio tutto l’uccello e l’avrò-. Il figlio maggiore si mise allora in cammino, sicuro di trovare l’uccello d’oro. Dopo un po’ scorse una volpe al limitare del bosco; subito imbracciò il fucile e prese la mira. Ma l’animale incominciò a parlare e disse: -Non sparare e ti darò un buon consiglio. So che stai cercando l’uccello d’oro, e questa sera arriverai in un villaggio dove ci sono due locande, l’una dirimpetto all’altra. Una è ben illuminata e piena di allegria, ma non entrarci: vai invece nell’altra, anche se ha un brutto aspetto!-. Ma il giovane pensò: “Un animale può forse darmi un consiglio assennato?” e sparò, senza riuscire tuttavia a colpire la volpe che distese la coda e fuggì nel bosco. Egli proseguì e la sera giunse nel villaggio dove si trovavano le due locande: in una cantavano e ballavano, mentre l’altra aveva un aspetto povero e angusto. “Sarei un vero sciocco” pensò “se andassi in quella miserabile locanda, invece di andare nella più bella!” Così entrò nell’allegra osteria, si diede alla bella vita e scordò l’uccello e la propria terra natia. Passò un po’ di tempo, siccome il figlio maggiore non faceva ritorno, si mise in cammino il secondo.Anche lui incontrò la volpe che gli diede il buon consiglio ma, quando giunse davanti alle due locande, vide suo fratello che lo chiamava dalla finestra di quella piena di baldoria. Egli non seppe resistere e scordò ogni buon proposito. Passò un’altro po’ di tempo e anche il terzo fratello volle mettersi in cammino, ma il padre non voleva lasciarlo andare perché‚ gli era affezionato e temeva gli capitasse una disgrazia per cui non potesse più far ritorno come gli altri due. Tuttavia, per aver pace, lo lasciò infine partire. Così anche il terzo figlio incontrò la volpe al margine del bosco e ricevette il buon consiglio. Egli era buono d’animo e le risparmiò la vita; allora la volpe disse: -Sali dietro, sulla mia coda, così andremo più in fretta!-. Non appena fu a posto, la volpe si mise a correre, e via di carriera, che i capelli fischiavano al vento. Quando arrivarono al villaggio, il giovane smontò, seguì il buon consiglio e, senza guardarsi attorno, entrò nella misera locanda, dove pernottò tranquillamente. Il mattino dopo incontrò di nuovo la volpe che gli disse: -Cammina sempre dritto e giungerai a un castello davanti al quale si troverà un intero reggimento di soldati. Dormiranno e russeranno tutti e tu non devi badare a loro: entra invece nel castello, e dentro troverai una stanza dov’è appesa una gabbia di legno con l’uccello d’oro Accanto vi sarà, in bella mostra, una gabbia d’oro; ma bada bene di non togliere l’uccello dalla sua brutta gabbia per metterlo in quella preziosa: potrebbe andarti male-. Dopo aver detto queste parole, la volpe distese nuovamente la coda, il giovane vi si sedette sopra, e via di carriera, che i capelli fischiavano al vento. Giunto al castello, il principe trovò tutto come gli aveva detto la volpe. Entrò nella stanza dove c’era l’uccello d’oro in una gabbia di legno, accanto vi era un’altra gabbia, tutta d’oro, e anche le tre mele, sparse qua e là. Allora egli pensò: “Sarebbe ridicolo lasciare quel bell’uccello in una gabbia così brutta- Così aprì la porticina, afferrò l’animale e lo mise nella gabbia d’oro. Ma subito l’uccello mandò un grido così acuto che i soldati si svegliarono, catturarono il principe e lo condussero davanti al re. Il giorno dopo fu giudicato e, siccome egli ammise la propria colpa, fu condannato a morte. Ma il re disse. -Puoi aver salva la vita a una sola condizione: devi portarmi il cavallo d’oro che corre veloce come il vento; in compenso ti potrò regalare l’uccello d’oro-. Il principe si mise in cammino, tutto triste, sospirando. D’un tratto si trovò davanti la volpe che gli disse: -Vedi cosa ti è successo a non ascoltarmi? Tuttavia, se vuoi seguirmi, ti aiuterò a trovare il cavallo d’oro. Devi andare sempre dritto fino a quando arriverai a un castello; e lì, nella scuderia c’è il cavallo d’oro.

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