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20 luglio 2017

La Vigilia di Natale

la vigilia di natale racconto

C ‘era una volta, alle porte di una città perduta fra sogni di angeli bambini, in un luogo lontano, inaccessibile agli esseri umani, un vecchio albero che si ergeva in una radura di candidi pensieri… immerso nelle foschie di un mattino d’inverno.

In quel tempo, ricordo, che Dicembre iniziava a stendere il tappeto rosso ai primi giorni di vigilia sui sentieri d’anima di quelle creature che, in fondo al loro cuore, credevano davvero agli gnomi, alle fate e alle piccole magie.

Il vecchio albero se ne stava là, tutto infreddolito, con i suoi rami nudi, a guardare il cielo, carico di neve, che di lì a poco avrebbe preso a scendere leggera sulle sue braccia stanche. Neppure una gemma colorata, nulla che gli portasse un po’ di quella Festa del Natale. Cominciò allora a singhiozzare col vento che gli passava accanto e quel triste lamento, appena sussurrato, giunse lontano, quasi all’orizzonte della realtà e si posò sul cuore di due bambini addormentati. Fu così che dal sonno di quei due piccoli cuccioli nacque un sogno meraviglioso… che volò, volò fino a lui.

Nello stesso istante, l’albero sentì posarsi sui rami più alti due uccellini e smise di singhiozzare… il loro zampettare sulle sue lunghe braccia gli faceva un po’ di solletico e accennò loro un sorriso. Era così tanto tempo che se ne stava lì solo, fu così che si fece coraggio e domandò loro:

“Cosa succede per le vie del mondo ? Voi che potete volare fin là, ditemi se ci sono già le luci colorate sugli alberi e se i bambini sono felici… Cancellate, se potete, questa mia lunga solitudine… “.

I due uccellini cominciarono a cinguettare, ma l’albero non riusciva a capire nulla… cercò di prestare più attenzione, ma invano… quei trilli restavano per lui soltanto una melodia meravigliosa e incomprensibile.

“Fra qualche giorno sarà Natale… ” continuò allora sospirando “Come vorrei essere anch’io pieno di luci… coperto dei sorrisi dei bambini, sentire quel calore dentro, quella gioia che ho dimenticato… avere un giorno da rincorrere per sempre…”

Gli uccellini smisero di cinguettare e sembrarono sorridergli… fu solo allora che, nel silenzio, il vecchio albero riuscì a capire… a sentire qualcosa che gli arrivò in fondo al cuore, che lo commosse profondamente, tanto che gli sfuggì una lacrima dai mille riflessi dell’amore.

C’era poco tempo… perché i due bimbi, nei loro lettini, si sarebbero svegliati… e, allora, i loro sogni alati, fatti di piume soffici e pieni di quell’incanto che solo i cuori più puri possono abbracciare… sarebbero di nuovo volati via dalle sue braccia… e lui sarebbe restato ancora i compagnia della sua malinconica solitudine.

Fu allora che accadde una cosa davvero insolita, qualcosa di magico… Da lontano, il vecchio albero vide arrivare una strana creatura, avvolta di un manto rosa e azzurro, come d’aurora… I suoi passi erano lenti… quasi si librasse nell’aria… come a non voler sfiorare la terra, addormentata sotto la grigia coperta dell’inverno. Chiunque fosse quella Signora, l’albero capì che stava dirigendosi verso di lui, perché la radura dove tanti e tanti anni prima aveva piantato le sue radici era assai lontana da ogni sentiero e, ormai, solo raramente, qualcuno arrivava più fin là…

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