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27 marzo 2017

Il Pastorello

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C’era una volta un pastorello, che possedeva un’unica pecora. E poiché era bianca come la neve, la chiamò “Biancaneve”.

Ogni giorno il bambino andava con Biancaneve al pascolo, dove si potevano trovare erbe succose ed aromatiche.

E affinché la potesse udire già da lontano, le appese al collo un campanello d’oro.

Un giorno, se ne andarono al pascolo già al levar del sole, e siccome aveva cominciato a fare caldo, erano entrambi assetati. Udirono venire, dal bosco vicino, un lieve sussurrare. Era proprio acqua? Appena si avvicinarono videro una sorgente zampillare dalla roccia. Il giova­netto si chinò, attinse l’acqua chiara con tutt’e due le mani e bevve. Poi anche la pecorella bevve l’acqua che scorreva sui sassi come un ruscello.

Il ragazzo però, tutt’a un tratto si sentì così stanco che non volle più proseguire.

Si sdraiò sotto un grosso albero e si addormentò. La pecorella invece, corse via seguendo il ruscello, lontano, sempre più lontano.

Quando il ragazzo si svegliò, si guardo intorno e cominciò a gridare, chiamando la sua pecora “Biancaneve, Biancaneve!”

Poi si rimise in fretta il suo berretto, mise a tracolla la sua bisaccia e si mise in cammino per cercare Biancaneve.

Per tutto il giorno continuò a cercare, fino a sera. Il sole era appena tramontato, quando si sedette su una pietra e si mise a piangere. E mentre così piangeva, udì all’improvviso un canto meraviglioso. Era un uccellino, che dalla cima di un albero cantava la sua canzone della sera. Appena l’uccellino tacque, il giovanetto gli gridò:

“Ah mio piccolo caro uccellino, io cerco Biancaneve, la mia pecorina!”

L’uccellino fece cenno col capo e indicò con il becco in direzione del bosco. Di sicuro voleva dire “E’ andata di là”.

Il ragazzo camminò a grandi passi attraverso il bosco, sul muschio tenero e sulle pietre dure, ma ad un tratto sentì scricchiolare qualcosa in un cespuglio. Era forse la volpe? O addirittura il lupo? Ma no, era un piccolo scoiattolo, che andava cercandosi ancora una nocciola per la cena. “Buona sera, caro scoiattolo” disse il ragazzo “Hai forse visto Biancaneve, la mia pecorella?”

Lo scoiattolo scosse il capo e disse: “No, non so dove è la tua pecora,
ma ti voglio accompagnare dalla lepre. Ha le gambe lunghe e sa arrivare lontano”.

Giunsero dalla lepre che si era trovata per dormire un buon rifugio tra i rami di un cespuglio. “Buona sera, caro leprotto, non sai dove è andata a finire Biancaneve, la mia cara pecora?”

Anche il leprotto non lo sapeva. “Ti accompagnerò dal gufo che ha grandi occhi e vede anche di notte. Forse saprà consigliarti”.

“Hu, Hu”, si sentì gridare attraverso il bosco. “Questo è il gufo”, disse la lepre. infatti si stava facendo buio. Il gufo era appollaiato su un albero alto e con i suoi grandi occhi guardava il giovanetto là sotto.

Il ragazzo si fece coraggio e gridò: “Buona sera, gufo! Hai forse visto Biancaneve, la mia pecora?”

“No”, disse il gufo “Non so dov’è la tua pecora, ma laggiù tra le radici, abita un nanetto del bosco, forse ti può aiutare”.

Il bambino si avvicinò e cercò la porticina tra le radici, bussò e gridò:

“Gnomo gnometto, stammi a sentire, la porticina vieni ad aprire”.

La porticina si aprì e comparve un omino con una lunga barba. Teneva in mano una piccola lanterna.

“Non so dov’è la tua pecora, però ti voglio accompagnare” disse “e farti luce”.

Non passò molto tempo che giunsero a una buca profonda. Si fermarono e udirono un soave tintinnio. Era forse il campanellino d’oro di Biancaneve?

“Beh, Beh” si sentiva belare dalla fossa.

L’omino fece luce con la sua lanterna: Biancaneve era giù in fondo, nella fosse. Era caduta giù e non sapeva più risalire.

“Aspetta” gridò il bambino “vengo a prenderti”

“Beh, Beh” che gioia quando il giovanetto, arrampicandosi, ricomparve con Biancaneve. La teneva stretta fra le braccia e tremava ancora tutta. L’omino con la sua lanterna si mise davanti a loro e li accompa­gnò finché giunsero a casa.

“Brilla lumicino, illumina il cammino, Brilla mia lucina, riportaci a casina”.



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